Vous formez vraiment un beau c 
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Description: Vous formez vraiment un beau couple... Maintenant, asseyez-vous et regardez comment votre belle femme et moi nous embrassons... Vous verrez que vous aimez ça... Je la câline et je lui fais tellement plaisir... Puis-je me masturber ?... Non, attendez, je vous dirai quand vous pourrez le faire... D'accord, j'attendrai... Oui, mon amour, laissons Fausto nous guider... Vous verrez que nous allons tellement apprécier... Oui, écoutez ma petite salope... J'aime quand vous m'appelez Codi... Vous avez entendu, mon amour... Oui, excitant... Cocufié, vous verrez comment je vous fais jouir... Je suis le chef de famille... (Extrait du web) Les jeunes couples amoureux sont rares comme des diamants... Si vous êtes là, écrivez... Nous sommes des diamants
Vous formez vraiment un beau couple... Maintenant, asseyez-vous et regardez comment votre belle femme et moi nous embrassons... Vous verrez que vous aimez ça... Je la câline et je lui fais tellement plaisir... Puis-je me masturber ?... Non, attendez, je vous dirai quand vous pourrez le faire... D'accord, j'attendrai... Oui, mon amour, laissons Fausto nous guider... Vous verrez que nous allons tellement apprécier... Oui, écoutez ma petite salope... J'aime quand vous m'appelez Codi... Vous avez entendu, mon amour... Oui, excitant... Cocufié, vous verrez comment je vous fais jouir... Je suis le chef de famille... (Extrait du web) Les jeunes couples amoureux sont rares comme des diamants... Si vous êtes là, écrivez... Nous sommes des diamants

Date: 17-07-2026 21:10:13
Mastrovero

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LA CONSEGNA (Capitolo 2 della RESA DEL CORNUTO ) con i nostri ringraziamenti a MastroVero per aver ispirato queste pagine con la forza di un´immagine, di una voce e di un´idea capace di trasformarsi in racconto.Ogni personaggio, ogni dialogo e ogni scelta narrativa appartengono alla fantasia, ma senza quello spunto iniziale questa storia non avrebbe mai trovato la propria forma.Questa dedica è un segno di riconoscenza per l´ispirazione offerta e per aver acceso l´immaginazione da cui è nato questo percorso letterario.Con stima e gratitudine." Non fu quella notte.Dopo la resa, nessuno dei due trovò il coraggio di andare oltre.La vita riprese come sempre: colazioni, lavoro, abitudini consolidate. Eppure qualcosa si era incrinato in modo irreversibile.Ogni gesto sembrava carico di un significato nuovo.Mario osservava Maria nelle piccole cose quotidiane, chiedendosi se anche lei fosse attraversata dagli stessi pensieri.Maria, a sua volta, lo vedeva più distante, più assorto, come se stesse affrontando una battaglia interiore che non voleva più vincere.Per giorni evitarono di nominare Fausto.Eppure era lì, costante, dominante, presente in ogni pausa, in ogni sguardo che si incrociava troppo a lungo.Non era più solo un pensiero.Era un riferimento.Fu Maria a rompere l´equilibrio.«Ci stai ancora pensando?»Mario posò il bicchiere.«Non ho mai smesso.»«Nemmeno io.»Quelle parole cambiarono tutto.Da quel momento iniziarono a parlarne davvero. Non più come di una fantasia, ma come di una scelta concreta.Discussero a lungo, cercando motivi per fermarsi. Ogni tentativo li riportava allo stesso punto.Non era curiosità.Non era impulso.Era qualcosa di più profondo, qualcosa che chiedeva di essere riconosciuto.Le sere si riempirono di conversazioni sempre più dirette. A volte sembravano pronti a rinunciare, ma bastava poco perché il discorso tornasse.Come se la decisione non appartenesse più a loro.Come se qualcuno li stesse già aspettando.Un pomeriggio Mario disse:«Stiamo facendo la domanda sbagliata.»«Quale?»«Non se dobbiamo farlo.»Maria lo fissò.«E allora?»«Se siamo ancora capaci di non farlo.»Quella frase non trovò opposizione.Entrambi capirono che la scelta non stava nascendo lì. Era già maturata.Tre giorni dopo, il telefono di Mario vibrò.Fausto.Guardò Maria. Lei annuì.Rispose.«Pronto.»Una pausa.Poi la voce.Bassa, controllata, senza inflessioni inutili. Si percepiva il respiro lento, regolare, come se ogni parola fosse già stata decisa prima di essere pronunciata.«Finalmente.»Mario deglutì.«Sì.»«Non chiederti se sei pronto.»Il tono non cambiò. Non serviva.«Lo so.»«Lo capirai quando sarai qui.»Maria lo osservava.«Quando?» chiese Mario .«Stasera. Alle nove.»Una pausa appena percettibile.«Da solo.»Mario esitò appena.«E Maria?»Un respiro più lungo dall´altra parte. Poi:«Non anticipare ciò che non ti è stato concesso.»Silenzio.«Prima tu.»Il cuore accelerò.«È una scelta.»«No.»La voce si fece più fredda, più precisa.«È una prova.»Mario chiuse gli occhi un istante.«Dimostralo.»La linea cadde.Mario rimase fermo, poi guardò Maria.«È lui.»«Quando?»«Stasera.»Lei inspirò.«Allora è iniziato.»Mario annuì.Non era più una possibilità.Era una convocazione.Alle nove meno cinque Mario era davanti alla porta di Fausto.Suonò.La porta si aprì immediatamente.Come se qualcuno fosse rimasto immobile dall´altra parte, in attesa esatta di quel gesto.Fausto apparve sulla soglia. Alto, immobile, le spalle dritte. Lo sguardo fermo, diretto, senza fretta. Una mano ancora sulla maniglia, le dita rilassate ma precise.«Entra.»Si scostò appena, lasciando spazio senza arretrare davvero.L´ambiente era essenziale, controllato, privo di qualsiasi elemento superfluo. L´aria stessa sembrava ordinata.«Sei venuto.»Non era una domanda.«Sì.»Fausto chiuse la porta con un movimento lento, misurato. Il clic della serratura fu netto.Lo osservò in silenzio per qualche secondo. Gli occhi scorrevano su di lui senza esitazione, come se stesse registrando ogni dettaglio.«Sai perché sei qui?»«Per parlare.»Fausto inclinò appena il capo. Un gesto minimo.«Per confermare.»Si avvicinò. I passi erano silenziosi, controllati. La distanza si ridusse senza fretta, ma senza possibilità di evitarla.«Le parole non bastano più.»Mario esitò.«Io…»Fausto sollevò appena una mano. Non per interrompere con forza, ma per chiudere lo spazio.«Niente spiegazioni.»La voce rimase bassa. Ma definitiva.Una pausa breve.«Sei disposto a lasciarla?»Mario inspirò.«Sì.»Fausto annuì lentamente. Gli occhi non si staccarono dai suoi.«Da ora non riguarda più voi due.»Un passo ancora più vicino. Mario percepì il calore della sua presenza.«Riguarda me.»Il peso di quella frase fu immediato.«Riguarda la consegna.»La parola cadde con precisione.«La porterai tu.»Mario deglutì.«E quando entrerà… non sarà più tua.»Nessuna enfasi. Solo certezza.«Capisci?»«Sì.»Fausto lo osservò ancora un istante, come a verificare la risposta.«Non voglio esitazioni.»La voce si abbassò appena, diventando più stretta.«La lasci andare.»Un brivido.«Da quel momento è sotto la mia responsabilità.»Una pausa.«E sotto la mia autorità.»Mario sollevò lo sguardo.Fausto fece un mezzo passo indietro, mantenendo il controllo dello spazio.«E tu lo accetti.»Non era una richiesta.«Lo accetto.»Fausto lo fissò ancora un istante. Poi annuì.«Allora è deciso.»Si voltò. Il movimento fu fluido, senza esitazioni.«Domani sera.»«La porterò.»Fausto si fermò. Lentamente. Le spalle si irrigidirono appena.«No.»Mario rimase immobile.«No?»Fausto si voltò di nuovo verso di lui. Lo sguardo più fermo, più diretto.«La consegnerai.»La sera successiva arrivò senza incertezze.Davanti alla porta, Mario e Maria non parlarono.Suonò.La porta si aprì subito.Fausto li osservò entrambi. Immobile sulla soglia, una mano lungo il fianco, l´altra appena sollevata come a trattenere lo spazio.Ma il suo sguardo si fermò su Maria. Più a lungo. Più preciso.«Entrate.»Si spostò di lato senza distogliere gli occhi da lei.Maria avanzò. Mario la seguì, fermandosi appena oltre la soglia.Fausto chiuse la porta. Il gesto fu lento, deliberato. Il suono della chiusura segnò il passaggio.«È il momento.»«Sì.»«Niente parole inutili.»Si avvicinò a lei. I passi misurati, il busto leggermente inclinato in avanti. Lo sguardo scese su di lei con attenzione analitica.La osservò come si osserva qualcosa che sta per essere preso in carico.«Voglio vedere se sei pronta.»Maria inspirò, poi si voltò verso Mario Nessuna paura.Solo lucidità.Lui sostenne lo sguardo, poi fece un passo indietro.Bastò.Fausto lo notò. Un impercettibile movimento delle labbra, quasi un´approvazione.Maria si voltò e avanzò.Fausto la fermò con un gesto minimo della mano. Due dita appena sollevate. Sufficiente.«Da ora non sei qui come moglie.»Una pausa.«Sei stata consegnata.»Maria non abbassò lo sguardo.«Sì.»Fausto si avvicinò ancora, fino a trovarsi a pochi centimetri da lei. La guardò negli occhi, senza fretta, senza esitazione.«Accetto la tua libera consegna.»La voce era bassa, ma assoluta.«E il tuo accettare di diventare la mia schiava.»Il silenzio si fece più denso.Fausto allungò una mano verso un tavolo vicino. Prese un collare di cuoio scuro, semplice ma solido, con un anello metallico al centro.Lo sollevò lentamente, lasciando che Maria lo vedesse.Poi tornò su di lei.«Questo attesta ciò che hai scelto.»Maria non si mosse.Non arretrò.Non esitò.Fausto le fece cenno di chinare appena il capo.Lei obbedì.Con movimenti precisi, controllati, le posò il collare attorno al collo. Le dita scorsero sulla pelle con fermezza, chiudendo la fibbia senza fretta.Il suono del cuoio che si stringeva fu netto.L´anello metallico rimase al centro, visibile.Fausto lasciò scivolare la mano lungo il collare, verificandone la posizione e applicando una catena all´anello metallico a certificare la sua nuova condizione Poi sollevò di nuovo lo sguardo nei suoi occhi.«Ora è chiaro.»Una pausa.«Ora sei sotto la mia responsabilità.»Un´altra pausa.«E sotto la mia autorità.»Maria inspirò lentamente.«Sì.»Fausto annuì appena.Poi guardò Mario . Lo sguardo cambiò appena, diventando più duro.«Hai fatto ciò che dovevi.»Una pausa.«Ma non sei fuori.»Mario sentì il peso di quelle parole.«Il tuo momento verrà.»Un accenno di sorriso. Breve. Controllato. Più un segnale che un´emozione.«Ma non dovrai consegnarti.»Mario aggrottò la fronte.Fausto fece un passo verso di lui. Ridusse di nuovo la distanza.«Mi appartieni già.»Le parole furono nette. Senza variazioni.«Ma ti unirai.»Si avvicinò ancora. Lo sguardo fisso nei suoi occhi.«Quando lo decido io.»Mario non rispose.Non poteva.Fausto tornò a Maria. Il controllo tornò immediatamente su di lei.«La consegna è completa.»Silenzio.Assoluto.Irreversibile.Fausto si mosse verso la porta.La aprì.«Puoi andare.»Mario rimase fermo.Un istante.Poi si voltò verso Maria.Lei non si voltò.Non lo cercò.Non esitò.Era già oltre.Non solo oltre quella stanza.Oltre lui , già proiettata alla sua nuova vita. Quel dettaglio lo colpì più di qualsiasi parola.Non era rabbia.Non era rifiuto.Era indifferenza.Fredda.Compiuta.Definitiva.Fece un passo.Poi un altro.Ogni passo più pesante.Più vuoto.Attraversò la soglia.La porta si chiuse alle sue spalle.Secca.Senza ritorno.Rimase fuori.Il corridoio era vuoto.Freddo.Estraneo.Il respiro corto.Il cuore troppo forte.Le mani tremavano.Ma non era paura.Era perdita.Cruda.Tagliente.Irrevocabile.Aveva perso Maria.Non solo come moglie.Come presenza.Come riferimento.Come parte della sua vita.Lei non gli apparteneva più.E non lo riconosceva più.Inspirò lentamente.E capì.Non c´era più ritorno.Non c´era più possibilità di recuperare ciò che erano stati.Ma sotto quella consapevolezza, qualcosa di ancora più profondo iniziò a prendere forma.Una verità che faceva male quanto la perdita.E forse di più.Non l´aveva davvero persa.Non completamente.Perché non era uscita dalla sua vita.Era stata spostata.Trasformata.Sottratta a lui per essere posta sotto qualcun altro.E lui… non era fuori da quel sistema.Ne faceva parte appartenendo insieme a lei allo stesso uomo.Allo stesso centro.Allo stesso potere.Non sarebbero più stati marito e moglie ma entrambi schiavi troie e sborratoio dello stesso Maschio Alfa , Fausto che da quel momento era diventato il loro Padrone.Non si sarebbero più guardati come prima.Non si sarebbero più scelti.Ma sarebbero rimasti legati.Non per amore.Non per volontà.Per appartenenza.Un legame mediato.Imposto.Inevitabile.E proprio questo lo colpì più di tutto.Non l´aveva solo persa.Avrebbe continuato a esistere accanto a lei.Ma in un modo che non gli apparteneva più.Non come uomo.Non come marito.Come proprietà. Schiavo , troia e sborratoio di Fausto come lei.E in quella consapevolezza, mentre il vuoto gli si apriva dentro, sentì qualcosa spezzarsi definitivamente.Non c´era più niente da difendere.Niente da trattenere.Niente da salvare.Aveva scelto.Fino in fondo.E adesso non apparteneva più a sé stesso.E non avrebbe mai più potuto e voluto tornare indietro avatar Un racconto trepidante...un tam tam di sensazioni ..sembrava di sentire il battito del cuore dei protagonisti...un turbinio di sensualità.... elegante quanto indecente.....mi avete stupito e meravigliato...una padronanza di linguaggio davvero deliziosa...come una soave carezza... Vi ringrazio per avermi dedicato anche questo racconto...sembra che voi abbiate compreso in modo incredibile quello che penso e come lo penso...Siete una Coppia affascinante e cerebrale a mille....Mi piacerebbe sentirvi su T. L. G. Sapendo benissimo che sarebbe un piacere senza possibilità di incontro vista la distanza...Ma non nascondo la mia curiosità ed eccitazione per Voi... Un saluto dal vostro Capofamiglia di Verona ...sentiamoci!


Martineden05
18-07-2026 03:32:52


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