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HISTOIRE

La convetion aziendale - una notte fuori programma

by elledi
Vu: 102 fois Commentaires 2 Date: 19-10-2026 Langue : Language

Mi chiamo Elle, ho 48 anni e sono sposata con figli. Sono una donna indipendente, abituata a gestire la mia vita e a non sentirmi in colpa per il fatto di avere desideri che non sempre coincidono con le aspettative degli altri.
Io e mio marito abbiamo un rapporto particolare. Lui conosce il mio bisogno di libertà e, nel nostro privato, abbiamo la possibilità che io possa provare attrazione per altri uomini. La nostra è una coppia cuckold, affrontiamo apertamente l'argomento e, soprattutto, gli racconto sempre nei dettagli ciò che succede fuori casa.
Quella volta, però, c'era qualcosa di diverso: non si trattava di una serata organizzata né di una situazione di cui avessimo parlato in anticipo. Ero a Roma per una convention aziendale.
Non sapevo ancora come sarebbe finita la serata. Sapevo soltanto che, quando mi preparai davanti allo specchio della camera d'albergo, mi sentivo particolarmente attraente.
Avevo scelto un vestito elegante e un paio di tacchi che slanciavano la mia figura. Non sono molto alta, ma quella sera mi piacevano il modo in cui mi stavano i vestiti, il movimento dei capelli e la sicurezza che riuscivo a trasmettere.
Prima di uscire, il telefono vibrò.
Era mio marito.
DI: «Allora, signora della convention, pronta a fare colpo?»
Sorrisi.
Io: «Ma smettila. È una cena aziendale, non una sfilata.»
Di: «Conoscendoti, qualcuno che ti offre da bere lo trovi sempre.»
Lessi il messaggio due volte. Era il suo modo abituale di scherzare, un misto di ironia e curiosità che conoscevo bene.
Io: «Sei sempre il solito. Ci sono anche le mie colleghe, tranquillo.»
Lui rispose con una faccina che rideva.
Di: «Va bene, divertiti. E non tornare troppo presto in albergo!»
Gli mandai un bacio virtuale e infilai il telefono nella borsa.
Poi uscii.
Durante la giornata avevo già avuto modo di parlare con Stefano, un quarantenne romano. Era una di quelle persone con cui la conversazione nasce facilmente: una battuta durante una riunione, un sorriso al momento del caffè, una domanda che si trasforma in una chiacchierata più lunga del previsto.
Durante il pranzo mi aveva fatto ridere più volte.
«Con te almeno la convention sembra meno noiosa», gli avevo detto.
«Allora dovrebbero metterci allo stesso tavolo in tutte le riunioni.»
«Non esageriamo. Potrei stancarmi.»
Aveva sorriso, squadrandomi come fanno gli uomini quando l'eccitazione comincia a farsi evidente sotto i vestiti.
Quella sera, al concerto organizzato dopo la cena aziendale, lo ritrovai vicino al palco. La musica era alta, le luci si muovevano sulla folla e i colleghi si erano finalmente dimenticati delle presentazioni e dei grafici.
Lui mi raggiunse mentre parlavo con due colleghe.
«Elle, finalmente ti vedo senza una cartellina in mano.»
«Non ti abituare. Domani torno seria.»
«Peccato.»
Risi e rimasi a parlare con lui. Poco dopo cominciammo a ballare.
Quando si avvicinò alle mie spalle, sentii immediatamente la sua presenza. Il contatto fu inizialmente lieve, abbastanza da permettermi di allontanarmi senza creare alcun imbarazzo.
Non lo feci.
Mi voltai appena e incontrai il suo sguardo.
Lui non disse niente. Non ce n'era bisogno: sentivo le sue mani sui miei fianchi e il suo bacino strusciare contro il mio culo.
«Sei bellissima ed eccitante», mi disse all'orecchio.
«Questa frase l'hai preparata durante la riunione?»
«No. Durante la riunione cercavo di concentrarmi.»
«E ci sei riuscito?»
«Non sempre.»
Le sue mani esploravano il mio corpo e anch'io facevo scorrere le mie sulla sua patta, sentendo crescere il bastone.
Mi allontanai per qualche minuto e controllai il telefono. Avevo un nuovo messaggio.
Di: «Com'è la festa? Tutti a parlare di lavoro anche lì?»
Io: «Per fortuna no. Adesso c'è musica.»
Di: «Bene. E tu? Ti stai divertendo davvero?»
Guardai verso il palco. Il collega era poco distante, intento a parlare con un altro partecipante della convention.
Io: «Sì, molto.»
DI: «Allora mi sa che domani dovrai raccontarmi tutto.»
Sorrisi.
Alla fine scrissi:
Io: «Vedremo. Bacia i ragazzi.»
Stefano mi aspettava e, mentre ero lontana, continuava a lanciarmi occhiate. Quando tornai da lui, mi propose di uscire a prendere aria.
Fuori, lontano dalla musica, parlammo con più calma. Gli raccontai che ero sposata e che mio marito conosceva e condivideva la mia natura indipendente.
«Quindi non devo fingere di essere l'unico uomo della tua vita», disse con un sorriso.
«Non devi fingere niente. Devi soltanto decidere se vuoi divertirti con me.»
La mia risposta lo fece diventare serio per un momento.
Mi baciò in modo lascivo, attirandomi a sé, prendendomi le natiche tra le mani e strofinando la verga in erezione contro il mio ventre.
I colleghi si girarono distrattamente a guardarci, ridacchiando. Stefano mi guidò fino al parcheggio e salimmo nella sua auto.
La foga era tanta. Appena entrata in auto, mi sfilai i collant e, poiché non indossavo le mutandine, Stefano poté subito godersi la vista della mia fica. Si tuffò con il viso tra le mie gambe, dopo poco mi fece girare, a pecorina mentre mi incitava: «dai sbattimela in faccia, sfregamela dappertutto la tua sorca» e affondava la lingua dentro di me. Dopo avermi fatto godere con la bocca, lo accarezzai e, salita a cavalcioni, mi impalai a pelle sentendolo tutto dentro fino alle palle. Le tette ballavano fuori dalla scollatura del vestito mentre spingevo per sentirlo fino in fondo. «Dai, vienimi dentro. Riempimi.»
Lo sperma esplose nel mio ventre, lo sentivo caldo dentro di me inondarmi di piacere
Mi sollevai da lui e, mentre cercavo nella borsa un fazzoletto per pulirmi, sentii vibrare il cellulare.
Di «Tutto bene? Sei sparita.»
Lo lessi in silenzio. Finii di pulirmi e ripulii anche il cazzo di Stefano
Uscita dall’auto incamminandomi verso il locale risposi: «Sì, tutto bene. Sono uscita un momento a prendere aria con un collega.»
Di «Va bene. Basta che ti diverti. Conoscendoti, magari torni in albergo con una bella storia da raccontare.»
Rimasi a guardare lo schermo.
Non risposi con una conferma. Gli mandai soltanto un cuore.
Poi tornai a guardare il collega.
«Dobbiamo rientrare», gli dissi.
«Vuoi davvero?»
«Sì. Ma la serata non è necessariamente finita.»
Rientrai nel locale per prima. Mi ricongiunsi alle colleghe e partecipai alle conversazioni come se fossi stata fuori soltanto per pochi minuti.
Lui arrivò poco dopo.
Quando i nostri sguardi si incontrarono, dovetti trattenermi dal sorridere troppo apertamente. Mi divertiva sentire ancora nel ventre il calore dell’amplesso.
Verso la fine della serata, mentre i colleghi cominciavano a salutarsi, lui mi raggiunse.
«Siamo nello stesso albergo», disse. «Ti andrebbe di continuare a parlare in tranquillità?»
Lo guardai.
«Scrivimi quando sei rientrato.»
Quando tornai nella mia camera, mi tolsi i tacchi e mi sedetti sul letto. La stanza era silenziosa, e il contrasto con la musica di poco prima mi fece sentire improvvisamente più consapevole di tutto quello che era successo.
Il telefono vibrò.
Di «Sei in camera?»
Io: «Sì, appena arrivata.»
Di: «Peccato non essere lì. Mi sarebbe piaciuto vedere quanto sei elegante stasera.»
Mi venne da sorridere.
Io: «Senza dubbio ti sarebbe piaciuto… Sto aspettando Stefano, un mio collega. Mi ha già scopato la fica, ma ora lo voglio nel culo.»
Marito: «Wow, allora goditi la convention.»
Quella era parte della nostra dinamica: le battute potevano essere provocazioni, desideri espressi indirettamente, semplici scherzi o racconti espliciti delle mie avventure.
Posai il telefono sul comodino.
In quel momento arrivò il messaggio di Stefano.
Lui: «Posso salire?»
Io: «Aspetta dieci minuti.»
Mi cambiai, sistemai i capelli e gli mandai il numero della camera.
Quando bussò, aprii la porta e mi trovò nuda sui tacchi con un bicchiere in mano.
Non chiese permesso: entrò impaziente, scalciando via scarpe e vestiti. Era già nuovamente eccitato. Mi si avvicinò e mi spinse a inginocchiarmi; lo presi in bocca e lui mi trattò con durezza, spingendosi più volte fino in gola e facendomi tossire e lacrimare.
Era potente sentirmi usata e, nello stesso tempo, usare lui. Con il trucco ormai sfatto, mi misi a quattro zampe sul letto e, con le mani, mi aprii per offrirgli il mio culo. Lo volevo. Stefano si avvicinò e spinse dapprima delicatamente, ma io lo volevo forte nel culo. Adoro quando improvvisamente lo sfintere cede e la cappella e l’asta entrano violentemente nel culo fino a far sbattere il bacino sulle chiappe quel misto di forza e dolore che tanto mi eccitava.
«Prendimi forte», gli dissi, spingendomi verso di lui. Superata la resistenza iniziale, entrò fino in fondo. Mi prese con forza e, senza resistere a lungo, raggiunse l’orgasmo sborrandomi nelle viscere.
Stanco, si ritrasse. Lo pulii prima con il lenzuolo e poi con la bocca, assaporando ogni sapore, prima che ci addormentassimo nudi sul letto.
Al mattino ci svegliammo presto. La convention continuava e Stefano mi chiese:
«Tuo marito sa che sei qui con me?»
«Sa che sono in albergo. Sa che sono una donna libera. Ma non gli ho ancora raccontato questa serata nei dettagli.»
«E pensi di farlo?»
Lo guardai maliziosa.
Ci fu una pausa. Poi sorridemmo entrambi, ci baciammo e ricominciammo a scopare.
Più tardi, quando ci separammo mentre andavo a fare colazione, ripresi il telefono. C'era un ultimo messaggio di mio marito.
Di: «Buongiorno, amore. Spero che tu abbia passato una bella serata. Mi racconti com’è andata?»
Lo chiamai: chiacchierammo della vita quotidiana, dei ragazzi e dell’ora in cui sarei arrivata in aeroporto, dove sarebbe venuto a prendermi.
Non gli raccontai subito della serata: volevo farlo guardandolo negli occhi e osservando la sua eccitazione.
La nostra relazione non è quella di una coppia tradizionale. La libertà che abbiamo costruito richiede comunque sincerità, ascolto, rispetto reciproco, desiderio, libidine.
Spensi lo schermo e mi sedetti al tavolo con le colleghe.
Stefano si avvicinò. «Sarà strano incontrarti alla riunione.»
«Perché?»
«Perché dovremo parlare di obiettivi aziendali come se fossimo due colleghi qualsiasi.»
«Possiamo provarci.»
«Siamo professionisti, dopotutto.»
Scoppiammo a ridere.
Non sapevo ancora che cosa sarebbe successo tra noi in futuro. Non sapevo se sarebbe rimasta una parentesi legata alla convention o se avremmo continuato a cercarci.
Ho 48 anni. Sono moglie, madre, una professionista e una donna con desideri propri.
Quella notte avevo scelto di viverli.
Elle

AJOUTéS 2 COMMENTAIRES:
  • avatar ammiraculi ben scritto e realistico non le solite frasi fatte Brava in molte cose !!!

    19-10-2026 10:27:08

  • avatar poli Finalmente un bel racconto nuovo di zecca. Mi mancava leggere le tue avventure!

    19-10-2026 09:51:51






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